Il termine “speranza di vita”, in questo caso, non ha la connotazione usuale, ma ha un significato di immediatezza. Che speranza di vita ha, ora, una donna o una bambina che abbia subito una amputazione da mina?
Risponde la dr. Santina Bianchini, presidente della Campagna Italiana contro le Mine: ” Sono appena tornata da Amman, dove ho partecipato ad un meeting internazionale sul problema delle mine. Abbiamo discusso sulle prospettive di sminamento delle zone più martoriate del pianeta, come la Siria, l’Afghanistan, l’Angola, ma soprattutto si è focalizzata l’attenzione sul disturbo post-traumatico delle giovani donne che subiscono un’amputazione. In alcuni paesi vengono addirittura segregate e fanno una vita ritirata e priva di contatti con il mondo esterno, poiché l’onta dell’amputazione non deve trapelare”.
La nostra possibilità di aiuto come organizzazione umanitaria non può essere, dunque, solo quella di procurare protesi e apparecchiature per ozonoterapia, sempre molto utili per la cicatrizzazione dei monconi e nel prevenire sovra infezioni.
“Vogliamo proporre e attivare anche servizi di sostegno psicologico domiciliare per le donne” continua Bianchini, “ al fine di creare una rete solidale tra le stesse vittime di mine, con l’intento di far loro superare il problema con un approccio comunitario”.
Non è facile, ma ci auguriamo che, dopo questo importante meeting, qualcosa venga seminato, coltivato e prodotto.
Quel qualcosa ha un solo nome: solidarietà.