Madagascar: lebbra e ozono per guarire?

Il punto di domanda è necessario, perchè non siamo sicuri che l’ozono sia efficace contro il bacillo di Hansen responsabile della lebbra,endemica di alcune zone del Madagascar. Con Camilla e Luca Papetti, quest’anno, abbiamo visitato il lebbrosario annesso al St. Damien, ad Ambanja.
Abbiamo eseguito prelievi di tessuti da piaghe di lebbrosi, pazienti abituali del centro di Ambanja che fa capo al “Raoul Follereau” di Antananarivo.
Il progetto prosegue.
Noi non ci fermiamo.

Nigeria: isola di Igbedor su fiume Niger

La missione dei medici di Intermed in questo villaggio sperduto e travolto dalle piene improvvise del fiume Niger, è prevista per gennaio 2016.
Dopo colloquio con le colleghe dermatologhe di Sant’Anna che sostengono la missione di una suora meravigliosa che, da anni, si occupa degli abitanti di Igbedor, Intermed ha deciso di fare una missione di valutazione in loco.
La missione prevede una ricognizione sul territorio e una analisi dei bisogni.
La situazione sanitaria, molto carente, ci ha indotto a recarci in loco per dare una mano a questa suora che lotta senza tregua contro malaria, tifo, morbillo, parassitosi, in un luogo dimenticato anche dalle autorità locali.

Madagascar: con via etica e padre Stefano verso il futuro

Quando il dr. Marco Capretti mi disse che si poteva fare qualcosa per padre Stefano Scaringella, medico e direttore sanitario dell’Hopital St. Damien di Ambanja (Ankifi), mi sono entusiasmata.
Il dr. Capretti, con ViaEtica onlus, ha portato, in collaborazione con la facoltà di ingegneria di Brescia, dei prototipi di stufe e di mezzi eolici per migliorare le condizioni di vita quotidiana, soprattutto delle donne dei villaggi malgasci, costrette a fare chilometri per racimolare legna per cucinare o per prelevare acqua da pozzi lontani.
La lolla, residuo della brillatura del riso, può essere usata come combustibile per la stufa progettata dagli studenti di ingegneria. Una stufa semplice e di basso costo, abbordabile a tutte le fasce della popolazione. Ma non è finita: ora non si combatte più contro i mulini a vento. Ora si utilizzerà l’energia eolica per i “veri” mulini che sono previsti nel prossimo progetto di Via Etica onlus ad Antananarivo.
Tutti coloro che collaborano con padre Stefano, tanti amici bresciani che inviano containers con apparecchiature per l’ospedale e per l’orfanotrofio, tutte queste persone che credono e vogliono fare qualcosa, sono la base solida per affrontare qualunque progetto. Anche il più incredibile!

Dal Benin all’OMS: storia di un successo

In Benin abbiamo inviato un conta globuli per il laboratorio di Zinviè, dove collaboriamo con le suore camilliane per sostenere i pazienti affetti da ulcera di Buruli.
La collaborazione con il dr. Olivier, chirurgo dell’Hopital La Croix dove ci recammo per la prima volta con Marco Preti, per filmare i terribili esiti dell’ulcera di Buruli, continua.
Insieme alla dr.ssa Iabichella abbiamo lavorato con il dr. Olivier su più i 200 casi di Buruli trattati sia chirurgicamente che con ozono terapia.
La pubblicazione dei nostri lavori su riviste internazionali, ( British Medical Journal, Austin,ecc.), ci ha permesso di avere un rapporto continuativo con l’organizzazione mondiale della sanità con cui collaboriamo.
Pensiamo che sia la continuità a creare i risultati: la ricerca, fatta in modo corretto, può davvero salvare vite.
Perciò un grazie di cuore ai ricercatori che collaborano con Intermed e ne sostengono, scientificamente, le intuizioni!

Missione Ziniaré – Burkina Faso: un progetto presentato a Expo 2015

Nel villaggio di Ziniaré, dove le suore camilliane hanno deciso di realizzare un centro di salute materno infantile, da anni stiamo cercando l’acqua.
Finalmente abbiamo trovato l’acqua dopo quattro anni di sondaggi ( e di spese di perforazione)!
E’ stato anche eseguitol’allacciamento all’acquedotto locale che ci permetterà di avere più tranquillità per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, ma il pozzo che stiamo costruendo sarà il perno intorno a cui ruoterà il centro malnutriti e l’orto che, con Massimo Anelli e Enrica Agosti di Slow Food, stiamo per iniziare.
Tale progetto, presentato a Expo in Luglio 2015, ha avuto forte eco anche presso i produttori di biochar (carbonio residuato da pirolisi di arbusti vergini e che può essere utilizzato come ammendante dei terreni) e presso alcuni esponenti del CNR che ci hanno consigliato alcune colture utili nei terreni aridi.
L’orto di Ziniaré produrrà leguminose, arachidi e miglio per preparare la “misola”, una farina arricchita che sostiene i bambini affetti da malnutrizione.

Ulcera di Buruli in Costa d’Avorio

Stiamo allestendo un altro laboratorio presso l’ospedale “Luigi Tezza” di Kokumbo, a 300 km da Abidjan, dopo che, con il tecnico Osvaldo Martelli e Lodovico Coluzzi, è stata eseguita una missione di valutazione dello stato attuale di conoscenze dei tecnici locali.
Sarà necessario inviare un altro contaglobuli e organizzare una missione per il training al personale paramedico che lavora in laboratorio.
Inoltre dovremo acquistare un’altra apparecchiatura per l’ozono terapia, poiché sono sempre in crescendo i pazienti affetti da ulcera di Buruli, patologia dovuta a un micobatterio simile alla lebbra. I nostri medici ed ingegneri, Alma e Tafferel, si sono dichiarati disponibili a installare in loco la apparecchiatura e ad eseguire il training necessario al personale locale
Il batterio responsabile del Buruli contagia i pazienti attraverso il morso di un insetto presente nelle lagune ivoriane. Ne vengono a contatto i pescatori e i bambini che fanno il bagno in tali zone. La percentuale di pazienti colpiti ogni anno dal Buruli è alta.
Non è possibile, a causa della vastità del territorio, fare bonifiche nelle zone lagunari.
La prevenzione resta importantissima, insieme alla conoscenza degli stadi della malattia .
Le nozioni riguardo a questa patologia vengono attualmentefornite anche nelle scuole, attraverso audiovisivi o tramite personale paramedico che tiene stages alla collettività.

SIRIA: storia di una guerra infinita

Dopo la nostra ultima missione con il dr. Abdul Kader Ajam, siamo restati in contatto con i colleghi medici siriani a cui Intermed aveva portato tre apparecchiature per l’ozono terapia. Ci dicono che servirebbero altre apparecchiature per l’ozono per curare le numerose ferite da guerra provocate da proiettili e mine che, purtroppo non colpiscono solo i militari, ma anche i civili.
Questi ultimi, ormai, sono tra il fuoco di Assad e quello dell’Isis, oltre che i bombardamenti cielo terra da parte di russi e americani.
La situazione è gravissima e cercheremo di aiutare ancora, se possibile, i colleghi siriani.

Progetto Betlemme

Progetto di supporto all’ospedale Arabic Rehabilitation Hospital e allestimento di un ambulatorio per l’ozono terapia a Betlemme.

Il progetto, patrocinato dal comune di Brescia e finanziato dall’Istituto scientifico Città di Brescia (gruppo San Donato), nasce dal gemellaggio del comune di Brescia con la municipalità di Betlemme. In collaborazione con Intermed onlus, organizzazione umanitaria bresciana che da 15 anni si occupa di cooperazione sanitaria internazionale, il comune di Brescia si è dichiarato disponibile a supportare uno degli ospedali più affollati di Betlemme, dietro richiesta dei medici palestinesi.
Da qui la sinergia con lo staff medico di Intermed, che aprirà un ambulatorio per curare ferite da guerra e piaghe di varia eziologia utilizzando l’ozono terapia.
L’ozono è un gas che può essere prodotto, tramite una scarica elettrica, da una apparecchiatura collegata ad una bombola di ossigeno medicale. Intermed porterà tale apparecchiatura in Palestina e la installerà presso l’ospedale dove poi eseguirà il training ai medici locali.
In seguito verrà fatto un monitoraggio del progetto, in modo da rendere il personale locale perfettamente in grado di gestire autonomamente l’apparecchiatura.
L’ozono favorisce la cicatrizzazione e, grazie al suo potere battericida e virus statico, è in grado di ridurre il pericolo di sovra infezioni.
L’ozono accelera il processo di guarigione di ferite da arma da fuoco, di piaghe da decubito, di ulcere diabetiche o su base vascolare. Inoltre l’ozono terapia non provoca dolore ed è, quindi, ben tollerata dai pazienti.
Dalla sinergia del comune di Brescia con l’istituto clinico Città di Brescia e con Intermed onlus nasce, dunque, questo progetto finalizzato a dare supporto alla popolazione di Betlemme, nell’intento di alleviarne le sofferenze.
Ma la valenza del progetto sta soprattutto nel mettere a disposizione una terapia per curare musulmani e cristiani insieme, nello stesso ospedale, in un’ottica di reciprocità che nulla ha a che vedere con lotte di parte o credo religioso.
Questa è la vera cooperazione e nasce da un’unica idea : prendersi cura dei pazienti vuol dire, semplicemente, amarli.

Missione in Burkina Faso

Si è conclusa la prima fase del progetto “HPV” presso le suore camilliane di Dassasgo (Ouagadougou) che ha visto partecipare Giulia Frascarolo e Alice Filippini, neo ostetriche appena laureatesi presso la facoltà di medicina di Brescia.
Il progetto vorrebbe ampliarsi ulteriormente, dopo che Synlab Laboratories ne ha finanziato la prima parte, inviando il tecnico Paolo Libretti che ha installato un microscopio con telecamera per avere riscontri direttamente in Italia tramite telemedicina. Infatti, alcune volte, il personale locale esegue e fissa i campioni prelevati dalle pazienti, ma preferisce inviarne i fotogrammi a Synlab per maggior sicurezza diagnostica.
Il tecnico di laboratorio Moris Cadei dell’Istituto di anatomia patologica del Civile di Brescia, insieme a Osvaldo Martelli ha effettuato una recente missione di monitoraggio del suddetto progetto.
Ora, con Anna Catalano, la ginecologa che collabora con Intermed e con la dr.ssa Gambino dell’ospedale Civile, pensavamo di inviare anche un colpo – scopio.
Speriamo di trovare i fondi…